PRESBITERIO E ABSIDE

1. Altare maggiore . Fu eretto sui disegni di Carlo Fontana (1634-1714) in marmi pregiati con simile balaustrata nel mezzo del presbiterio, che giungeva fin sotto i due pilastri della crociera. Anche il tabernacolo è di marmo, sul quale, in origine e a tempo di R. Venuti (1767), vi era un gruppo d’angeli che sostenevano una Croce, stemma dei Teatini. Nel 1906, aboliti due fornici spietatamente barocchi, che asserragliavano la tribuna, e rimossi alcuni stalli dal coro ligneo, oggi custoditi nel cosidetto ‘Coretto’ davanti alla sagrestia, l’altare venne spostato. La sua rimozione e relativa ricostruzione in fondo al presbiterio furono affidate al marmorario Paolo Medici e a suo figlio Raffaello. Il 12 settembre 1906 l’altare era di nuovo consacrato e, il 31 marzo 1907, la basilica restaurata si riapriva finalmente al culto. Sono degni di ammirazione i due grandi candelabri di bronzo che portano lo stemma del cardinale Alessandro Peretti-Montalto (+ 3 giugno 1623).

2. L’opera di Domenico Zampieri, detto il Domenichino. Sono da riferire al Domenichino (1581-1641) le fasce in stucco bianco e oro con racemi, girali, rosoni, ovuli, dentelli e targhe con putti a bassorilievo che ornano il catino dell’abside. Condusse la sua opera pittorica tra il 1624 e il 1628. L’affresco rettangolare nell’arcone del presbiterio rappresenta l’”Ecce Agnus Dei”, cioè s. Giovanni Battista che indica ai futuri apostoli Andrea e Giovanni la figura di Cristo. Al centro del catino absidale, “La vocazione dei fratelli Pietro e Andrea”. Nel riquadro a destra, “S. Andrea condotto al martirio”. Nel riquadro di sinistra: “La flagellazione di s. Andrea”. Entro una doppia cornice, sorretta da sei figure in stucco poggianti su finte mensoline e formanti una lunetta allungata, “La glorificazione di s. Andrea”. Tra le finestre dell’abside, il Domenichino dipinse sei figure di virtù: la Fede, la Carità, la Religione, la Speranza, la Fortezza e la Preghiero. Nello strombo delle finestre, ignudi sorregenti festoni, da cui dei putti staccano pere, alludono allo stemma dei Peretti.   

3. I tre grandi affreschi di Mattia Preti, detto il Cavaliere Calabrese. Il Pretti (1613-1699), giunto a Roma dopo una prima formazione nell’ambiente napoletano, eseguì tra il 1650 e il 1651, i tre grandi affreschi della parte inferiore dell’abside in cui manifesta abilità compositiva e sensibile effetto decorativo, conseguiti con la funzione coordinatrice della luce. Nel riquadro di sinistra, “Sant’Andrea issato sulla croce”. Al centro, “La crocefissione del santo”. Nel riquadro di destra, “La sepoltura di s. Andrea”.

4. L’opera di Carlo Cignani e Alessandro Taruffi. Sono invece del bolognese Carlo Cignani (1628-1719), allievo dell’Albani e poi influenzato dal Reni e dal Guercino, l’affresco: “La condanna di s. Andrea”, che si vede sulla porta sinistra del presbiterio, e quello sulla porta destra: “L’arrivo ad Ancona del cardinale Bessarione recante il capo di s. Andrea” in cui il Cignani ebbe come collaboratore Alessandro Taruffi.